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06/11/2016
Isole Salomone, lagune da sogno e genti del Sud Pacifico
Forse perché non ho ancora raggiunto le altre, ma le Isole Salomone sono per me la rappresentazione di quel paradiso primordiale che ci si aspetta di trovare nel Sud Pacifico.
In volo da Rabaul, il primo approccio dopo aver superato l’isola di Bougainville, ancora territorio Papua, non può che generare questa sensazione.

L’aeroporto di ingresso, per noi che veniamo da nord ovest, è Gizo, nella provincia dell’ovest. Prima di atterrare iniziamo volutamente la discesa in anticipo, per scoprire a bassa quota le isole del Western Province: incredibile, la giornata di sole ci regala la vista di una miriade di piccoli isolotti verdissimi circondati dal grigio, dall'acquamarina e dal turchese creati dalla barriera corallina, e dal blu cobalto di un mare spettacolare. Dall’aria riusciamo persino a scoprire la sagoma sommersa di un relitto di nave dove alcuni sub si stanno immergendo.
E poi ci aspetta la ciliegina sulla torta, la pista di Gizo. In pratica, un sogno per ogni pilota viaggiatore: una lingua di asfalto che percorre l’intera isola corallina! La testata pista è letteralmente a pochi metri dai coralli e alla fine, dovessimo arrivare lunghi, ci attenderebbero coralli e pesciolini variopinti.
Per ora lo snorkeling può attendere, l’atterraggio è perfetto e noi siamo subito accolti dalla brezza di mare e dal sorriso informale della gente del posto.



Fatta dogana e impacchettato l’aereo, saliamo sul motoscafo che in 10 minuti ci porta al resort dove ci sistemiamo per i prossimi due giorni. Sanbis è sulla carta una delle strutture migliori delle isole, ma qui più che di lusso si ha la sensazione di primordiale, con il proprietario che si è evidentemente lasciato prendere dal dolce far poco della gente del posto. Il mare intorno a noi è spettacolare, e abbiamo anche la possibilità di visitare la famosa isola dove John F. Kennedy pare abbia tratto in salvo l’equipaggio del suo motosilurante; non fosse poi diventato presidente degli USA la storia non sarebbe così epica, ma poco importa. Nella provincia occidentale c’è un’altra vera gemma, patrimonio mondiale dell’umanità: la laguna di Marovo.
Da Gizo ridecolliamo per continuare a godere dall’aria di questo vero e proprio paradiso marino; giriamo l’angolo dietro l’ultima collina verdissima ed eccoci sopra Marovo. La fortuna non guasta mai: il mare piatto e il cielo limpido con qualche nuvola che si riflette nell’acqua come in uno specchio non fanno che rendere perfetta la visione aerea di questa straordinaria laguna, fatta di tante isolette verdissime che punteggiano un mare disegnato a pelle di leopardo da formazioni coralline poco sotto la superficie. Davvero un colpo d’occhio impagabile!

Nella laguna di Marovo, Uepi Island Resort è sicuramente il posto dove fermarsi. Non è di lusso ma, almeno, da buoni australiani non cercano di venderlo come tale; offrendo comodi bungalow fronte mare o comunque a pochi passi, è di sicuro richiamo per appassionati subacquei e non manca di regalare una splendida vacanza anche a chi in acqua si avventuri solo con maschera, boccaglio e pinne. Trovandosi proprio sulla pass, o lingua di terra, che mette in comunicazione l’Oceano Pacifico aperto con la laguna, dal resort si gode l'ottima visibilità regalata dalla marea che sale, insieme a una quantità di pesci e coralli davvero notevoli. A completare il tutto una mattina presto ci troviamo a nuotare in compagnia di una maestosa manta, in uno dei “punti di pulizia” per questi animali. Nuotare con una manta è davvero un’esperienza unica!



Lasciata Uepi ci portiamo sull’isola di Malaita, e qui è chiaro che cosa ci sia di primordiale e paradisiaco in queste isole: la natura sulla terraferma è maestosa e rigogliosa, le genti del posto, nonostante la loro pessima nomea, ci accolgono con grandi sorrisi. Fuori dalla capitale Auki, onestamente bruttina come ogni centro urbano nei paesi in via di sviluppo, i villaggi sono composti da case sparse su palafitta, con giardini verdissimi, ben curati e bordati da tanti fiori, e con grandi foreste di palme.
Lo considero un paradiso primordiale perché mi colpisce atterrare su di una pista in erba passando a pochi metri da decine e decine di piroghe di legno di pescatori, o forse perché, una volta a terra, mi ritrovo a camminare sulla barriera corallina esposta per la bassa marea, insieme a un esercito di bambini locali tutti rigorosamente dalla folta capigliatura riccia e bionda, intenti a raccogliere i frutti del mare: grandi conchiglie con succosi molluschi, piccoli polpi, murene e altri pesciolini. Sull'isola ci sono anche velenosi serpenti di mare e pesci pietra, ma i bambini sembrano non preoccuparsene: al massimo un colpo di machete e via, il problema è risolto... siamo molto lontani dai nostri bambini sotto una campana di vetro.
In uno dei villaggi troviamo ad accoglierci un gruppo musicale locale, che dalle canne di bambù ha ricavato una sorta di flauti giganti di Pan accompagnati da flauti e percussioni. La musica che ne risulta è davvero piacevole e allegra, proprio da paradiso dei Mari del Sud.



Senza neppure la contaminazione dell’urbanizzazione di Auki, troviamo un simile paradiso primordiale a Santa Ana e Santa Catalina, due tra le ultime Isole Salomone. L'impatto è splendido: alla solita pista in erba sono ormai abituato; mi si apre pur sempre il cuore quando, scendendo dall’aereo, mi ritrovo circondato da palme di cocco e facce sorridenti.
Accompagnati dai portatori che hanno in carico il nostro bagaglio, percorriamo quella che potrebbe essere considerata la versione del Sud Pacifico degli Champs-Élysées: un viale largo, ma in erba e bordato da magnifiche palme da cocco!
Lo seguiamo e arriviamo nel piccolo villaggio dove saremo ospiti per una notte; ovviamente dobbiamo dimenticarci delle comodità moderne, ma per una notte è questo il bello. Siamo subito parte della vita del villaggio, lenta e serena; pollo o aragosta sono la stessa cosa, la doccia è un catino di acqua piovana freschissima che dosiamo con cura.

Nel villaggio vicino siamo di nuovo in compagnia dei bambini che giocano tra i coralli durante la bassa marea, poi ascoltiamo le storie che il capo villaggio ci narra nella Casa degli Spiriti. Esiste persino un libro degli ospiti, ed è con un certo piacere che notiamo che negli ultimi 12 mesi solo altri 3 sparuti gruppi di turisti sono passati di qui!
Di nuovo considero questo posto un paradiso primordiale, stavolta perché lungo il viale di accesso a uno dei villaggi sento le risate dei bambini che mi osservano dall’alto, arrampicati a braccia con totale naturalezza sulle palme locali; le risate arrivano prima, poi li si scopre tra le foglie e le noci del cocco. I pescatori locali non lo capiscono, ma per me osservarli anche mentre pescano dalle piroghe con l’aiuto di un aquilone rudimentale è molto, molto speciale.
Da Santa Ana dobbiamo andare, per fortuna ci possiamo concedere ancora una tappa dedicata al mare: l'ultima scoperta di questo girovagare con il mio aereo per le Isole Salomone è Tavanipupu, popolata da un unico resort che ha di recente ospitato Kate e William. Distante meno di 30’ di volo dalla capitale, ha in sé un po’ tutta l’essenza delle Isole Salomone: un mare splendido, sia per i colori visti fuori dall’acqua sia per la vita subacquea, e una natura terrestre altrettanto pittoresca, con le solite palme che fanno da contorno a un prato verdissimo e ben curato.
I bungalow sono simpatici e graziosi, come simpatico e sorridente è lo staff; entrambi sono rivolti più a chi cerca l’autenticità che i dettagli da struttura e servizio di lusso. Insomma, Tavanipupu è un altro paradiso primordiale!



Purtroppo, come tutti i paradisi, ha di fianco anche un purgatorio: abituato e quasi assuefatto a queste sensazioni di naturale benessere, piombare nel caos e nel relativo degrado della capitale Honiara è proprio un po’ come passare per il purgatorio. Per fortuna si tratta di una tappa tanto rapida quanto necessaria, prima di proseguire il cammino.